concorso PIAZZA I MAGGIO | cismon del grappa VI | 2010

cismon

 

Il concorso di idee richiede un ripensamento di piazza I Maggio: il nodo vitale per la comunità di Cismon del Grappa. La riqualificazione della piazza si inserisce nell’ampia e complessa questione del ripensamento sulla forma e l’uso degli spazi pubblici. Il tema riguarda in particolare l’ideazione di un vuoto urbano capace di contenere e rappresentare la complessa multiformità e multivocità funzionale della vita pubblica di Cismon. Allo schema strutturale dell’attuale piazza I Maggio occorre tuttavia applicare un complesso e sapiente lavoro di modificazione, contaminazione, rielaborazione che ne restituisca una variante aggiornata, che la ri-configuri come organismo urbano utile ed effettivamente appartenente alla contemporaneità, sia dal punto di vista della forma che da quello dell’uso e della sua capacità attrattiva.

 

T1

 

Il contesto in cui il progetto si inserisce è particolarmente delicato sia dal punto di vista urbano per il sistema di relazioni , visive, di vicinanza, sociali e storiche con il tessuto della città, sia dal punto di vista dimensionale per le ridotte dimensioni e la geometria triangolare aggravate dalla viabilità su due sensi di marcia che prevale sulle superfici pedonali. La posizione risulta di importanza cruciale per l’assetto del territorio, in quanto lo slargo in corrispondenza dell’intersezione delle tre strade e della scalinata pedonale risulta essere un continuum spaziale e teatro di incontro e scambio sociale. La situazione attuale del sistema vede un insieme di elementi urbani sovrapposti, i parcheggi, la strada doppia corsia ed il percorso con gli accessi alle attività commerciali ed alle residenze.

 

 

 

T2

Il progetto prevede una piazza “elastica” che all’occorrenza accoglie lo svago, il movimento, il gioco, il commercio, gli spostamenti, ma dove è anche possibile trovare altri equilibri, proporzioni domestiche, conversazione e riposo. Un luogo dove incontrarsi, attendere, sostare, riappropriandosi dello spazio sociale che adesso è occupato quasi interamente dalla strada e dai parcheggi. Uno spazio in grado di ospitare tutti:La proposta prevede una ripartizione formale e funzionale dedicata a rimarginare il tutto senza cancellare le singolarità. Rimarginare significa creare nuovi margini; margini intesi non come ostacoli bensì come dislivelli e/o variazione di pavimentazione. Attraverso questa operazione si delineano naturalmente i diversi spazi/funzione. Operazione nata non in termini puramente compositivi ma con radici prettamente funzionali d’uso, ed attraverso un solo sistema formale punta a riunire le parti fondamentali di una piazza: la pedonalità, la carrabilità, lo scolo delle acque. La composizione è mossa da una fondamentale considerazione sulla natura dello spazio aperto: delle strade, delle piazze, delle corti e dei giardini nel contesto storico e periurbano. Ciò che lascia stupiti e interdetti in molte città europee del ventesimo secolo è soprattutto l’assenza di un’esperienza significativa e sistematica dello spazio aperto. Enormemente dilatatosi, esso sembra essersi polverizzato in un insieme episodico di frammenti tra loro collegati da spazi privi di chiaro statuto. Lo spazio aperto in molte città medievali europee, invece, ha tre principali e chiari statuti. Ad essi, declinati secondo numerosissime varianti, corrispondono differenti matericità, disegni ed esperienze spaziali. Il primo è quello dello spazio pubblico, nel quale si svolgono i principali riti colletivi, dalla festa, al mercato, alla processione, al “passeggio”. Spazio collettivo e vago, soggetto alle più svariate interpretazioni e pratiche, lo spazio del pubblico è un interno della città costretto entro i muri di edifici tra loro assai prossimi che vi si affacciano. Con improvvisi e rilevanti salti di scala esso si dilata nella piazza e nello slargo, entra nella chiesa, sotto il palazzo pubblico, sotto le tettoie del mercato o del fondaco, s’incastra negli edifici attraverso il chiaroscuro dell’androne, del sottoportico o di altri specifici luoghi d meditazione, si apre alla vista della campagna circostante. Proust ha splendidamente descritto i rapporti tra la pressione esercitata dallo spazio ristretto delle calli veneziane e del loro susseguirsi e l’improvviso dilatarsi del campo o della vista sul bacino e la laguna.

La leggera modifica della circolazione carrabile, ossia la deviazione dei due sensi di marcia nel lato est della piazza in un flusso continuo che non isoli la fontana centrale, ha permesso di pensare ad una piazza “reale” rendendola quasi totalmente pedonale senza compromettere le accessibilità fondamentali (accesso alle case, al municipio, ai percorsi preesistenti). La scelta di mantenere i marciapiedi, le aiuole e parte della piazza pedonale a raso della strada e la cura della pavimentazione hanno pemesso di creare uno spazio unitario che accoglie le diverse aree funzionali con l’effetto di dilatare la piazza e di non frammentarla. La piazza diventata in questo modo isola pedonale ha la massima possibilità di esprimersi con il nuovo sistema di percorsi ed i suoi svariati usi possibili; da quello ludico per i bimbi a quello di natural landscape, adattandosi ad ogni situazione, dall’aiuola dell’albero, alla panchina, alla strada, al parcheggio; in questo modo anche gli spazi notoriamente non pregiati entrano a far parte del sistema assumendo valore estetico.

SPAZI PEDONALI

L’idea progettuale è quella di massimizzare le aree pedonali. La nuova viabilità è stata ripensata per creare un’area interdetta ai veicoli che definisse una nuova centralità a favore del lato ovest della piazza. La scelta è giustificata dalla corrispodenza con l’asse principale che unisce piazza I Maggio con la Chiesa e dall’analisi dei percorsi pedonali che individuano in corrispondenza del lato ovest il flusso ideale nel quale affluiscono i pedoni provenienti da valle attraverso la scalinata e le altre strade affluenti al troncone principale.

Attraverso lo studio della pavimentazione e ai giochi di dislivello che sfruttano la pendenza della piazza si è dato maggior rilievo all’area pedonale.

MATERIALI E FINITURE

I materiali e i dettagli del progetto contribuiscono in maniera decisiva alla definizione di un nuovo ambiente. Il progetto si configura come pieno di relazioni visive e di percorso con gli elementi che riconnette. I materiali usati sottolineano le funzioni stratificate del luogo. Così per lo spazio pedonale dei marciapiedi e della piazza, così come per i gradini e i piani inclinati, si è pensato ad una pietra calcarea grigio chiaro a correre. Lo spazio per la viabilità carrabile è caratterizzato dall’uso di un materiale molto tradizionale e dal carattere “urbano”, il porfido, dove l’alternanza di pietra bianca e cubetti sottolinea le diverse giaciture donando ritmo e tessitura agli spazi. Un materiale del tutto tradizionale è così usato in accezioni non storiciste né nostalgiche ne a creare disegni bensì tessiture. Per i parcheggi e per i raccordi in corrispondenza delle intersezioni stradali è stato utilizzata la pavimentazione che anticamente caratterizzava la piazza costituita da ciottoli di fiume Brenta color chiaro. Le panche utilizzate sono in calcestruzzo, rivestite in pietra chiara e con la seduta in listelli di legno, senza schienale.

ILLUMINAZIONE

L’illuminazione è usata, oltre che per dare vivibilità e sicurezza alla nuova piazza, per accentuare i caratteri delle sue diverse parti. Nella piazza si è scelto di non inserire nello spazio centrale lampioni che entrassero in competizione con la forma della stessa. E’ stata quindi inserita un linea spezzata di corpi illuminanti al perimetro della stessa e dei proiettori collocati sotto le gronde degli edifici che vi si affacciano per creare una zona a illuminazione più intensa e sicura. Nel percorso in pendenza a ovest della piazza, compreso tra il declivio dello spiazzo rialzato e le case prospicienti la piazza, è stato collocato un filo radente mediante proiettori incassati nel pavimento in corrispondenza della linea di scolo delle acque.

GLI ELEMENTI DI ARREDO

Il progetto per la riqualificazione dello spazio urbano cerca di tenersi lontano da una purtroppo diffusa corruzione del concetto di “arredo urbano”, che vede la città come un luogo indifferente su cui posare oggetti di produzione standard che dovrebbero migliorarne la fruibilità, ma che spesso ne aumentano notevolmente il disordine formale e il degrado. In questo senso, esso parte da una diversa impostazione, che vede gli elementi di arredo (panche e panchine, lampioni e altri elementi illuminanti, delimitatori di sosta etc.) non tanto come pezzi di design più o meno brillante da collocare, quanto come elementi fondativi dello spazio in quanto tale, usati per accentuare direzioni, dare forma a quinte spaziali, sottolineare il diverso carattere degli spazi. Le sedute ai margini del piazza sulla direttrice che porta alla Chiesa e a spezzare la superficie in spazi di sosta diventano così un gesto deciso. I lampioni hanno un disegno semplice, senza eccessive aggettivazioni formali, sottolineando sempre la loro funzione primaria di parti determinanti nella costruzione dello spazio urbano.

 

 

 

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