concorso EX-LANEROSSI | dueville VI | 2009

lanerossi

 

 

Il tema del recupero di un edificio industriale e delle aree annesse, per i significati che si attribuiscono ad esso (culturali, economici, architettonici), affronta una problematica non nuova e ampiamente discussa: la questione dell’inserimento nella città e nell’ambiente circostante di un corpo ad essi tradizionalmente estraneo. Un intervento che tenda ad isolare allo stato attuale il monumento industriale, in realtà non tutela un rapporto originario con l’ambiente in quanto tale rapporto, per natura stessa dello sviluppo industriale, non è mai esistito in forme cristallizzabili. L’intento del nostro progetto è pertanto stabilire dei legami e delle nuove connessioni tra l’area di progetto e l’urbs. Se nell’ultimo secolo i confini della fabbrica costituivano una cesura, quasi si considerasse l’interno dell’area un extra-moenia, ora la sfida è costituita dall’apertura alla città: l’urbs si riappropria della fabbrica, la fabbrica rivive nella città. Non si tratta però solamente di creare un complesso diafano solcato da percorsi che idealmente ricolleghino l’interno all’esterno, occorre studiare e ristabilire una serie di connessioni più profonde affinchè la fabbrica “diventi” città. I tre principi su cui si fonda il progetto sono:

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1. la permeabilità dell’area e della fabbrica stessa. 2. l’autenticità che deve essere tramandata pur nella trasformazione della fabbrica. 3. la fabbrica che diventa città ma anche la città che riscopre la fabbrica attraverso l’attenzione tipologica delle nuove residenze.

A tal fine il progetto è stato preceduto da un’attenta analisi dei caratteri dell’organismo in oggetto: – le relazioni tra gli spazi interni e degli spazi esterni integrati all’organismo architettonico ed in relazione alle attività che si conducono negli uni e negli altri. – la relazione tra l’accessibilità dall’esterno e le modalità di penetrazione nell’organismo. – la relazione tra la permeabilità dall’esterno e dall’interno, e la percezione della stessa. – la suddivisione degli spazi per la produzione e la successione crescente di grado fino alla rifinitura del prodotto. – le forme di percorribilità interne ed il rapporto tra percorso e meta. – le relazioni tra la scansione spaziale e distribuzione di affluenza, e di modi in cui la variazione della seconda alterano la prima. – le funzioni differenziate in base alla conformazione ed alla forma degli ambienti. – la suddivisione in sottoinsiemi spaziali in cui siano costanti determinati rapporti: dimensioni/produzioni; illuminazione/produzioni. – la suddivisione tra luoghi dello stoccaggio e luoghi dell’attività.

LA CITTA’ NELLA FABBRICA Il processo progettuale del complesso ha seguito alcune idee chiave sulle quali si è cercato di costruire coerentemente uno spazio architettonico e urbano. La composizione è mossa da una fondamentale considerazione sulla natura dello spazio aperto: delle strade, delle piazze, delle corti e dei giardini nel contesto storico e periurbano. Ciò che lascia stupiti e interdetti in molte città europee del ventesimo secolo è soprattutto l’assenza di un’esperienza significativa e sistematica dello spazio aperto. Enormemente dilatatosi, esso sembra essersi polverizzato in un insieme episodico di frammenti tra loro collegati da spazi privi di chiaro statuto. Lo spazio aperto in molte città medievali europee, invece, ha tre principali e chiari statuti. Ad essi, declinati secondo numerosissime varianti, corrispondono differenti matericità, disegni ed esperienze spaziali. Il primo è quello dello spazio pubblico, nel quale si svolgono i principali riti colletivi, dalla festa, al mercato, alla processione, al “passeggio”. Spazio collettivo e vago, soggetto alle più svariate interpretazioni e pratiche, lo spazio del pubblico è un interno della città costretto entro i muri di edifici tra loro assai prossimi che vi si affacciano. Con improvvisi e rilevanti salti di scala esso si dilata nella piazza e nello slargo, entra nella chiesa, sotto il palazzo pubblico, sotto le tettoie del mercato o del fondaco, s’incastra negli edifici attraverso il chiaroscuro dell’androne, del sottoportico o di altri specifici luoghi d meditazione, si apre alla vista della campagna circostante. Proust ha splendidamente descritto i rapporti tra la pressione esercitata dallo spazio ristretto delle calli veneziane e del loro susseguirsi e l’improvviso dilatarsi del campo o della vista sul bacino e la laguna. Spazio interconnesso, ma di continuo cangiante, lo spazio aperto della città medievale stabilisce con l’edificio, attraverso specifici dispositivi, rapporti di grande varietà e complessità. Nel suo disegno, dettato da una fondamentale economia di mezzi espressivi, si riconosce una costante attenzione alla soluzione di problemi tecnici di dettaglio. La città moderna è il risultato del continuo menscolarsi e incrociarsi in rappresentazioni diverse di sviluppi urbanistici. Molti interventi, come i “grand ensembles”, costituiscono l’oggetto da cui muove la critica verso alcune concezioni dello spazio aperto nella città del Novecento. Gli aspetti di tale critica sono: la disposizione dei volumi e le loro dimensioni a scala esagerata; le tipologie edilizie e il ricorso riduttivo alle sole barre e torri; le dimensioni e la flessibilità dell’alloggio e dell’edificio; le prestazioni dell’alloggio dell’edificio e del quartiere. Da queste considerazioni abbiamo sviluppato un progetto capace di riproporre degli spazi a misura d’uomo, che possano diventare luogo di attrazione e di scambio sociale, non solo di passaggio. L’intervento intende intrecciarsi con il tessuto urbano preesistente e coniugarsi con la morfologia dell’area caratterizzata da una rilevante pluralità di tipologie morfologiche determinata dalle variabili funzionali e cronologiche che hanno caratterizzato questo contesto urbano. Gli elementi marcanti dell’area sono la Stazione ferroviaria, la Chiesa, il Municipio, il villino Maccà, le residenze “storiche” e il prodotto architettonico dispersivo degli ultimi quarant’anni a nord e a nord-est dell’area di progetto. L’intervento si fonda sulla creazione di piazze e di aree verdi distribuite, attraverso la complessità geometrica in pianta, da un articolato sistema di percorsi che ripropongono la scala del centro storico urbano. Il risultato di questa operazione è un progetto in cui lo spazio è regolato da principi contrapposti, elementari. Pieno/vuoto, pesante/leggero, aperto/chiuso, opaco/trasparente.

LA FABBRICA Il problema del recupero degli edifici industriali consiste nell’adatta re materiali, processi ed impianti nuovi ad un organismo architettonico che non deve perdere il suo carattere originario, senza negarsi una nuova vita. Bisogna considerare che una caratteristica degli edifici industriali è quella di attenersi alle innovazioni strutturali o impiantistiche: il che deriva dalla sua natura di organismo vivente. Raramente, questo peculiarità viene concessa all’edilizia residenziale e agli edifici pubblici o storici, mentre l’innovazione per l’edificio industriale, durante l’uso, costituisce la norma ed è sintomo di vitalità. Dall’analisi storico-funzionale e dallo stato attuale dell’edificio sono sorti alcuni spunti che hanno guidato la progettazione dei nuovi spazi. Se da un lato si è cercato di mantenere l’edificio il più possibile con i caratteri attuali e storici al punto da considerare una disposizione interna che ricalcasse la divisione degli spazi per attività produttiva come riportato dai documenti storici, dall’altro si è voluto incidere fortemente sulla struttura originaria con l’apertura di corti interne ispirate dallo stato attuale della copertura e a richiamo dell’intervento si “sottrazione” operato per le residenze e più avanti descritto. La problematica presentata dalla tipologia di fabbrica estesa e dalla necessità di individuare spazi funzionali svariati per numero e caratteristiche che prevedessero un sistema di percorsi interni, è stata affrontata con una soluzione ispirata dall’iconografia storica in cui si osserva un asse di distribuzione centrale in direzione est-ovest individuato da una copertura delle due navate più chiara (v. foto storica). Da qui l’idea di creare un asse principale con copertura vetrata che dividesse in due la composizione interna della fabbrica e che proseguisse l’accesso all’area previsto da est con la possibilità di prolungamento attraverso un sottopassaggio della ferrovia. Alla divisione nord sud della fabbrica è seguita la destinazione degli usi funzionali degli spazi interni privilegiando le funzioni di maggiore interesse nel perimetro della fabbrica secondo i criteri di accessibilità, esposizione e grandezza. L’auditorium è stato posizionato nella parte a nord dell’edificio frontale della fabbrica originariamente su due piani e riadattato a tutta altezza. La Biblioteca è stata posizionata a sud su due livelli e in parte internamente alla fabbrica. Con lo scopo di mantenere gli spazi educativi isolati rispetti agli spazi commerciali si è optato per destinare l’area nord della fabbrica a fianco dell’auditorium alla scuola infantile e primaria con accessi indipendenti. L’Ulss è stato individuato a sud del fabbricato tra i due percorsi coperti che dagli accessi creati su piazza Monza raggiungono l’asse centrale della fabbrica. Il sistema di distribuzione interno della fabbrica costituito dal percorso est-ovest e dai due corridoi ad esso perpendicolari è stato concepito con i servizi commerciali ai lati in modo che questi avessero visibilità e il primo ne ricevesse afflusso e vitalità.

LE RESIDENZE Alle residenze si è dedicato particolare riguardo per raggiungere gli scopi precedentemente esposti relativi alla creazione di un tessuto che ricalcasse quello di un centro storico urbano e allo studio di una morfologia che sposasse i caratteri tipologici della fabbrica. La composizione è mossa dall’analisi e riproposizione dell’elemento base e tipologicamente caratterizzante della fabbrica: la navata ripetuta in serie. Le residenze sono state pertanto concepite come un continuum sequenziale di navate a sezione rettangolare disposte longitudinalmente in parallelo con gli shed della fabbrica. Successivamente si è operato con un processo di sottrazione, analogamente a quanto fatto con l’edificio preesistente, allo scopo di creare corti interne, verde privato, parcheggio e percorsi interni. La composizione ha previsto come da bando appartamenti di superficie variabile, uffici e negozi al piano terra.

 

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